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Considerazioni generali sulla pratica nei tempi del corona virus

Considerazioni generali sulla pratica nei tempi del corona virus

Ai tempi del coronavirus, a cosa dovrebbe servirci lo Yoga? *

Se pensiamo a ‘yoga’ come a esercizi corporei fini a sé stessi, la risposta potrebbe essere che esso ci ‘salverà’ (esagero intenzionalmente) rinforzando il nostro sistema immunitario e avendo contribuito, già precedentemente, a mantenerci in una condizione di salute. Questo può essere sicuramente un aspetto da non tralasciare: i benefici per la salute di yog-asana e pranayama sono ampiamente documentati dalla letteratura scientifica, ed anche a scuola abbiamo già condiviso delle pratiche per stimolare il sistema immunitario.

Ma, se adottiamo una prospettiva filosofica questa situazione sgradevole diventa l’occasione per ricordarci di alcuni dei principi dello Yoga di Patanjiali.

In questi giorni tutti noi, chi più chi meno, ci siamo ritrovati a pensare all’epidemia in una condizione psicologica di preoccupazione, ansia o addirittura paura e panico. Dal punto di vista dello Yoga dovremmo domandarci: dove finisce una giusta e responsabile preoccupazione (che ci fa assumere comportamenti doverosi e responsabili atti a proteggere noi stessi e gli altri) e dove inizia una proliferazione eccessiva di pensieri negativi rivolti al coronavirus?

In breve, la nostra mente (citta) acquisisce informazioni e le archivia come gradevoli. o sgradevoli, in questa situazione in cui siamo sottoposti ad vero e proprio “bombardamento”di informazioni di un certo tipo, ci può portare involontariamente ad entrare in uno stato d’allerta sovradimensionato, tale da attivare stati d’ansia eccessivi e ingiustificati, fino a crederci malati e a percepire addirittura i sintomi della malattia (come la difficoltà respiratoria).

Ora, anche se questi stati emotivi sono generati da illusioni(ovvero paure per eventi ipotetici non ancora accaduti), gli stati corporei che esse generano sono assolutamente concreti: accelerazione del battito, aumento del cortisolo, difficoltà respiratorie, confusione, ecc. In una parola, ipocondria. Ed è qui che le pratiche corporee Yoga ci possono venire subito in soccorso.

Mentre da un lato cercheremo di guardare i nostri processi mentali (e stati emotivi) da spettatori, oggettivandoli, dall’altro possiamo però intanto attenuare lo stato d’ansia e confusione mentale con gli esercizi corporei tipici delle tecniche yoga (yoga-asana e pranayama) che lavorano sul “sintomo” anziché sulla causa scatenante, che verrà affrontata più gradualmente.

Quindi, ben vengano tutte le pratiche di yog-asana e pranayama, siano esse più passive o più attive. Le pratiche più passive – ad esempio pratiche di pranayama incentrate sull’espirazione, posizioni in avanti con supporto per la fronte o posizioni supine di apertura del torace anteriore – inducendo un rallentamento del ritmo respiratorio, contribuiscono ad attenuare i sintomi fisiologici dovuti a condizioni di stress emotivo. Analogamente, pratiche di sequenze di Asana più attive, con un impegno costante di attenzione e concentrazione, distolgono la mente dai pensieri ansiogeni determinati dalla situazione contingente, sulla quale abbiamo peraltro solo un piccolo margine di controllo.
A questo proposito, vale anche la pena ripensare al concetto di Parinama ovvero, che tutto è in divenire e che  la realtà e la maggior parte dei fenomeni – da quelli più piccoli e insignificanti a quelli più complessi – non sono di fatto sotto il nostro completo controllo, anche se erroneamente crediamo che lo siano e ci comportiamo come se lo fossero, con le conseguenti frustrazioni psicologiche.

Pratichiamo lo Yoga ai tempi del coronavirus, non solo nella convinzione che le sue pratiche corporee possano contribuire a rinforzare il nostro sistema immunitario e a sostenere la nostra salute fisica e mentale, in generale. Pratichiamo Yoga ai tempi del coronavirus, anche e soprattutto fuori dal tappetinocominciando a fare un lavoro di osservazione sulla nostra mente.

Per concludere, ricordiamoci anche che l’obiettivo ultimo dello Yoga Patanjialiano è la rottura del processo di personificazione che ci fa dire “io sono” e che ci separa dagli altri.

Rifletterci in questi momenti non può che essere un forte invito alla solidarietà e ad assumere comportamenti responsabili e dignitosi contro il panico.

(*Fonte: Iyengar Yoga Institute di Milano)

 


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